16 March 2022

LE OPERAZIONI IN VALUTA ESTERA

Nel caso di rapporti commerciali con soggetti esteri, aventi valute diverse dall’Euro, si incorre nella problematica della registrazione di crediti e debiti in valuta, poiché tra il momento dell’effettuazione dell’operazione e della regolazione finanziaria della stessa si possono creare utili o perdite dovute all’oscillazione del tasso di cambio.

Ai fini della determinazione della base imponibile Iva i corrispettivi dovuti e le spese e gli oneri sostenuti in valuta estera sono computati in Euro secondo il cambio del giorno di effettuazione dell’operazione.

Il momento dell’effettuazione dell’operazione ai fini iva è:

  • in caso di acquisto di beni, ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. 633/72, la consegna o spedizione, il pagamento o l’emissione della fattura se antecedenti la consegna; si considera l’inizio del trasporto/spedizione o l’emissione della fattura se precedente per gli acquisti intracomunitari, ai sensi dell’articolo 39 D.L. 331/1993;
  • in caso di acquisto di servizi in ambito comunitario o extracomunitario, l’ultimazione del servizio oppure la data di maturazione del corrispettivo di carattere periodico o continuativo, in caso di pagamento questo anticipa l’effettuazione;
  • in caso di prestazioni di servizi nazionali o servizi in deroga (ex art. 7-quater DPR 633/72) il pagamento del corrispettivo o il pagamento se antecedente l’emissione della fattura.

L’ acquisto di beni o servizi in valuta estera è considerata un’operazione in valuta, per cui ai sensi dell’articolo 2425-bis del Codice Civile, i costi e gli oneri relativi ad operazioni in valuta devono essere determinati al cambio corrente nel giorno di effettuazione dell’operazione, dove per cambio corrente si intende il tasso di cambio a pronti alla data dell’operazione. Quindi la rilevazione iniziale delle passività è effettuata in Euro, applicando all’importo in valuta estera il tasso di cambio in vigore o, in assenza del cambio di riferimento, deve essere utilizzata la quotazione del giorno antecedente più prossimo.

Nella fase della regolamentazione del debito, a causa della variazione dei tassi di cambio, può accadere una variazione del valore della transazione in valuta estera. Solo il momento del realizzo consente di determinare in via definitiva l’entità dell’utile o della perdita relativa all’operazione in valuta.

Perciò a fine esercizio, in genere il 31/12, si possono incontrare due casi:

  • le poste monetarie in valuta estera sono già state regolate alla data di chiusura dell’esercizio: in tal caso la differenza dovuta a variazioni nel tasso di cambio va registrata tra i proventi e oneri finanziari, alla voce C.17-bis “Utili e perdite su cambi”. Il Principio Contabile OIC n. 26, paragrafo 15, chiarisce che in tale voce vanno rilevati: “gli utili e le perdite su cambi realizzati, derivanti dalla conversione di attività e passività in valuta regolate (cioè incassate o pagate) nell’esercizio, quale, ad esempio l’incasso di un credito”.

In questo caso le differenze di cambio si considerano realizzate e, come tali, concorrono alla formazione del reddito dell’esercizio.

  • le poste monetarie in valuta estera non sono ancora state regolate alla data di chiusura dell’esercizio: in tal caso l’articolo 2426, comma 1, n. 8-bis, del Codice Civile prevede che vadano iscritte al cambio a pronti alla chiusura dell’esercizio. Gli utili o perdite su cambi così determinati devono essere imputati al Conto economico, sempre nella voce C17-bis) “utili e perdite su cambi”, e l’eventuale utile netto è accantonato in apposita riserva non distribuibile fino al realizzo. Il Principio Contabile OIC n. 26, paragrafo 15, chiarisce che in tale voce vanno rilevati anche “gli utili e le perdite su cambi non realizzati, derivanti dalla conversione di attività e passività in valuta non ancora regolate alla data di chiusura dell’esercizio”.

Le differenze di cambio non rettificano i ricavi e i costi già iscritti in sede di rilevazione iniziale dell’operazione in valuta, neppure nei casi in cui la liquidazione finanziaria avvenga nello stesso esercizio. Il regolamento finanziario è aspetto distinto e successivo rispetto alla rilevazione iniziale dei ricavi o dei costi dell’operazione. L’aspetto finanziario dell’operazione assume rilevanza ai fini del calcolo delle differenze di cambio, in quanto queste differenze esprimono le variazioni nel tempo (ad operazione commerciale conclusa) della valuta prescelta nella negoziazione fino al momento dell’effettivo regolamento e, quindi, del suo incasso o pagamento.

Ai fini della classificazione del risultato su cambi, come già evidenziato, il primo comma dell’articolo 2426, numero 8- bis, Codice Civile prevede inoltre che “… l’eventuale utile netto è accantonato in apposita riserva non distribuibile fino al realizzo”. Quindi gli utili netti non realizzati su cambi sono iscritti nella voce “Riserva utili su cambi” delle altre riserve del patrimonio netto in sede di destinazione dell’utile dell’esercizio.  Per utile netto si intende il saldo positivo tra utili e perdite non ancora realizzati, derivante dalla conversione di attività e passività monetarie in valuta al tasso di cambio a pronti alla data di chiusura dell’esercizio.

Dal punto di vista fiscale l’articolo 110, terzo comma, Tuir specifica che non assume rilevanza la valutazione secondo il cambio alla data di chiusura dell’esercizio dei crediti e debiti in valuta. Nel caso di perdite su cambi andrà operata una variazione in aumento ai fini della determinazione del reddito, mentre in caso di utili su cambi andrà rilevata una variazione in diminuzione. Al momento del realizzo andrà operata l’operazione inversa, con il conseguente storno delle imposte differite o anticipate eventualmente accantonate.

Le attività e le passività in valuta aventi natura non monetaria sono iscritte nello stato patrimoniale al tasso di cambio al momento del loro acquisto, e cioè al loro costo di iscrizione iniziale (cambio storico). Pertanto, le differenze cambio positive o negative non danno luogo ad una autonoma e separata rilevazione.

Nel caso quindi di immobilizzazioni (materiali, immateriali, finanziarie), le rimanenze, gli anticipi o acconti l’iscrizione avviene al cambio vigente al momento del loro acquisto.

Per elementi monetari si intendono le attività e passività che comportano il diritto ad incassare o l’obbligo di pagare, a date future, importi di denaro in valuta determinati o determinabili. Sono elementi monetari: i crediti e debiti, le disponibilità liquide, i ratei attivi e passivi e i titoli di debito.

Per elementi non monetari si intendono le attività e le passività che non comportano il diritto ad incassare o l’obbligo di pagare importi di denaro in valuta determinati o determinabili. Sono elementi non monetari: le immobilizzazioni materiali e immateriali, le partecipazioni e altri titoli che conferiscono il diritto a partecipare al capitale di rischio dell’emittente, le rimanenze, gli anticipi per l’acquisto o la vendita di beni e servizi, i risconti attivi e passivi.

Il principio contabile OIC n. 26, evidenzia poi alcuni casi particolari, tra cui le partecipazioni valutate con il metodo del Patrimonio netto i cui bilanci sono espressi in valuta estera, i lavori in corso su ordinazione in valuta estera e i fondi per rischi e oneri in valuta estera.

In particolare, i fondi per rischi e oneri connessi a passività in valuta sono assimilabili alle poste monetarie dal momento che comporteranno o potranno comportare in futuro uscite di natura finanziaria. Per cui, l’importo stimato in valuta dei fondi rischi ed oneri è convertito al tasso di cambio a pronti alla data di chiusura dell’esercizio.

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