17 November 2021

GLI INCOTERMS NEI CONTRATTI INTERNAZIONALI

Gli Incoterms (International Commercial Terms) sono clausole commerciali, elaborate dalla Camera di Commercio Internazionale (International Chamber of Commerce), utilizzati dagli operatori nell’ambito dei contratti internazionali di compravendita di beni mobili (merci che possono essere geograficamente trasferite), per definire i termini di pagamento, di trasporto e di passaggio dei relativi rischi. L’ultima revisione ha condotto alla pubblicazione delle clausole INCOTERMS® 2020, in vigore dall’1.1.2020, aggiornando le precedenti (INCOTERMS® 2010), le quali restano comunque applicabili ove già adottate dagli operatori economici nei loro rapporti commerciali. Se le clausole Incoterms sono richiamate nel contratto divengono efficaci e vincolanti e, per questi motivi, è sempre consigliabile indicarle in modo esplicito e corretto nei contratti di compravendita internazionali e, soprattutto, sulle relative fatture commerciali utilizzate dai soggetti del contratto di compravendita e dai soggetti che intervengono a diverso titolo nella catena logistica di spedizione, quali: il trasportatore, i doganalisti per la presentazione delle merci in dogana e le dogane stesse per quanto riguarda l’espletamento dei controlli doganali nel loro complesso. Per una corretta indicazione degli Incoterms è opportuno riportare la sigla con l’indicazione dell’esatto luogo di consegna stabilito, seguito dall’edizione di riferimento della Camera di Commercio Internazionale (CCI).

I termini Incoterms depositati sono 11 : alcuni sono utilizzabili per ogni modalità di trasporto (EXW, FCA, CPT, CIP, DAP, DPU, DDP); altri per il solo trasporto marittimo (FAS, FOB, CFR, CIF). La scelta delle condizioni di consegna dovrebbe essere effettuata anche con riguardo agli adempimenti delle parti in materia di formalità doganali di importazione e di esportazione. In generale per tutte le regole, il venditore si fa carico di sdoganare tutta la merce all’esportazione, ad esclusione della clausola EXW (franco fabbrica). Il compratore è, invece, responsabile dello sdoganamento all’importazione, ad eccezione della regola DDP (reso sdoganato).

Gli 11 Incoterms possono essere suddivisi in gruppi per cumulo di obbligazioni in capo al venditore secondo la lettera iniziale, considerato che i termini appartenenti allo stesso gruppo possiedono caratteristiche simili.

Gruppo E – (Derivato da ex, partenza)

L’ Incoterm che compone il cosiddetto gruppo “E” è: EXW – EX Works (“franco fabbrica”). Il venditore si impegna a mettere a disposizione la merce nei confronti del compratore già nei propri locali (es. stabilimento o magazzino). L’acquirente è, per contro, tenuto ad effettuare l’operazione doganale di esportazione (oltre che allo sdoganamento a destino); sono a suo carico i rischi e i costi del trasporto sino alla destinazione della merce. La clausola EXW, è l’unica ad esentare il venditore/esportatore dal compiere formalità di sdoganamento, è ampiamente utilizzata all’esportazione. La scelta è voluta per il livello minimo di obbligazioni a carico del venditore, che si limita, a consegnare la merce a terra nei propri locali o in un altro luogo pattuito. Non vi è obbligo di carico della merce, che è a cura del vettore scelto dal compratore, né di espletamento delle formalità doganali. Quest’ultimo punto rappresenta un elemento di rischio, in quanto la responsabilità fiscale e doganale del venditore è intrasferibile e rimane, pertanto, a suo carico, anche se non effettua materialmente tali formalità. Oltre a non controllare la corretta effettuazione dello sdoganamento il venditore può non sapere o non determinare presso quale ufficio doganale vengono espletate le formalità di esportazione. Secondo l’articolo 161 del Codice doganale comunitario, la dichiarazione doganale di esportazione deve essere obbligatoriamente presentata presso un ufficio doganale situato in Italia. Inoltre, l’esportazione effettuata interamente in un altro Stato membro UE non viene registrata nel sistema informatico nazionale AIDA, quindi, non è possibile verificare telematicamente la conclusione dell’operazione e riconoscere la non imponibilità Iva, ai sensi dell’articolo 8 del DPR n. 633/72. Anche nel caso di esportazione con resa EXW, benché l’uscita dei beni dal territorio comunitario sia curata dal cessionario non residente o da un suo incaricato, secondo le disposizioni vigenti, la dichiarazione di esportazione deve essere intestata al cedente italiano o esportatore e occorre espletare le operazioni doganali in Italia. Il fatto che l’esportatore venda la propria merce con la regola EXW e che l’acquirente estero sia responsabile per il trasporto, non da diritto a quest’ultimo di decidere il luogo ove presentare la dichiarazione di esportazione.

Oltre a questo, in alcuni casi, l’esportatore può non essere in grado di ottenere il codice MNR riportato sul documento di accompagnamento all’export (DAE), per la verifica del visto uscire informatizzato e la chiusura dell’operazione ai fini doganali e fiscali, né di verificare che la merce sia stata effettivamente dichiarata in dogana all’esportazione. Per tutte queste motivazioni si può affermare che la clausola EXW risulti inadatta ad essere utilizzata nelle vendite internazionali per i maggiori rischi fiscali e doganali che comporta.

Gruppo F – (derivato da Free, trasporto non pagato)

Gli Incoterms che compongono il cosiddetto gruppo “F” sono:

  • FCA (Free Carrier);
  • FAS (Free Along Side);
  • FOB (Free on Board).

Queste clausole sono caratterizzate dal fatto che il trasporto (e i relativi rischi) sono a carico dell’acquirente, a partire dal luogo in cui le merci sono consegnate dal venditore al vettore.
In particolare: in base al termine FCA, il venditore si impegna a consegnare la merce già sdoganata al vettore nel luogo convenuto; in base al termine FAS, la consegna si intende effettuata sul fianco della nave (i costi e i rischi di caricamento e stivaggio sono a carico del compratore); in base al termine FOB, la consegna avviene a bordo della nave (costi e rischi di caricamento e stivaggio sono a carico del venditore). Negli Incoterms 2020, è introdotta la previsione che consente alle parti, nell’ambito della clausola FCA, di accordarsi affinché il compratore richieda al proprio vettore di produrre una copia della bill of lading “a bordo”, al termine del caricamento dei beni, in favore del venditore che, a propria volta, è tenuto a fornire la copia al compratore stesso. Infatti, qualora si voglia mantenere il pieno controllo dello sdoganamento e del caricamento della merce, è consigliabile utilizzare “FCA proprio stabilimento” (franco vettore proprio stabilimento), indicando il punto effettivo di consegna presso lo stabilimento o magazzino o altra sede in cui si intendono consegnare le merci al vettore. In questo modo il venditore rende la merce sdoganata al vettore incaricato dal compratore, mantenendo il controllo del processo di sdoganamento.

Gruppo C – (derivato da Cost, trasporto pagato in partenza)

Le clausole Incoterms che compongono il cosiddetto gruppo “C” sono:

  • CFR (Cost and Freight);
  • CPT (Carriage Paid To);
  • CIF (Cost Insurance and Freight);
  • CIP (Carriage, Insurance Paid to).

La lettera “C” utilizzata nel gruppo può assumere il diverso significato di “cost” oppure di “carriage”. Ciò che caratterizza le clausole del gruppo è il fatto che l’onere del trasporto (ma non il rischio) è a carico del venditore, fino al luogo di destinazione convenuto. In base alla clausola CFR, sono a carico del venditore i costi del trasporto fino al porto di destinazione, ma i rischi del trasporto si trasferiscono dal venditore al compratore al momento in cui la merce è caricata a bordo della nave. In base alla clausola CIF, il venditore sopporta i costi del trasporto fino al porto di destinazione ed è, inoltre, tenuto a fornire una copertura assicurativa minima contro il rischio del compratore di perdita o danneggiamento della merce durante il trasporto. Gli Incoterms 2020 hanno allineato i diversi livelli di copertura assicurativa relativamente alle clausole CIP e CIF: è previsto che il CIP abbia una copertura “all risk” (A-ICC, Institute Cargo Clauses A), mentre per il CIF continua ad essere sufficiente un minor livello di copertura per rischi predeterminati (C-ICC, Institute Cargo Clauses C).

Gruppo D – (Derivato da Destination, arrivo)

Le clausole Incoterms che compongono il cosiddetto gruppo “D” sono:

  • DPU (Delivery at Place Unloaded);
  • DAP (Delivered At Place);
  • DDP (Delivered Duty Paid).

In base alle clausole del gruppo “D” le obbligazioni ricadono essenzialmente sul venditore, che si impegna a consegnare la merce fino a destinazione, assumendo su di sé costi e rischi legati al trasporto. La clausola DPU è stata introdotta, nell’ambito degli Incoterms 2020, in sostituzione della DAT (Delivered At Terminal), in modo che il luogo di destinazione della merce possa essere individuato in qualsiasi luogo e non esclusivamente in un terminal portuale o aeroportuale. Dunque, in base alla clausola “DPU”, il venditore si assume l’obbligo di consegnare la merce all’acquirente in qualsiasi luogo: in base alla clausola “DAP”, il venditore si assume l’obbligo di consegnare la merce a bordo della nave nel porto di destinazione; in base alla clausola DDP, il venditore si assume l’obbligo di consegnare la merce nel luogo convenuto, assumendo altresì l’obbligo di provvedere alle operazioni di sdoganamento. L’aggiornamento degli Incoterms ha condotto, inoltre, all’inversione dell’ordine della resa “DAP” rispetto alla resa “DPU”: il primo termine è utilizzato quando la consegna della merce precede lo scarico dei beni dal mezzo di trasporto; il secondo termine è utilizzato per le consegne (in un determinato luogo) di merce già scaricata. Se la merce viene fornita in base al DAP, il venditore è responsabile della fornitura della merce, compresi i costi di trasporto fino al luogo di destinazione presso l’acquirente. Sono esclusi espressamente i costi per l’espletamento di tutte le formalità necessarie all’importazione. Questi costi sono a carico dell’acquirente – ovvero il destinatario – che pertanto deve pagare tutte le spese relative all’importazione nel Paese di destinazione. Un discorso a se stante riguarda la clausola DDP (reso sdoganato), unica a prevedere lo sdoganamento a carico del venditore, sempre per le conseguenze in ambito doganale e fiscale. Si tratta della regola più onerosa per il venditore, utilizzata con una certa frequenza per l’invio di omaggi o campionature. Il venditore mette a disposizione del compratore la merce nel luogo di destinazione convenuto ed è responsabile dello sdoganamento nel Paese di destinazione della merce per il compratore, accollandosi il pagamento dei diritti doganali e delle relative spese. In questo caso, occorre verificare se vi siano vantaggi fiscali nel Paese di destinazione per i soggetti non residenti, al fine di recuperare l’Iva pagata in dogana. Diversamente è possibile proporre una deroga, che preveda il pagamento dell’Iva a carico del compratore. Questa clausola risulta rischiosa anche per l’importatore, che non controlla lo sdoganamento, pur essendone responsabile quale effettivo importatore e che in ogni caso è tenuto ad assistere l’esportatore se necessitano autorizzazioni o licenze. Pertanto, questo termine non dovrebbe essere utilizzato se l’esportatore non è nella posizione di gestire direttamente o indirettamente lo sdoganamento delle merci nel Paese di destinazione.

Modelli Intrastat

Nell’ambito dei modelli INTRASTAT, per i soggetti tenuti alla compilazione, devono essere indicati i termini Incoterms utilizzati per l’effettuazione delle cessioni e degli acquisti intracomunitari.
Lo prevede l’art. 4 co. 5 del DM 27.10.2000, in base al quale i soggetti che effettuano cessioni e acquisti intracomunitari “sono tenuti alla menzione (…) delle condizioni di consegna e del modo di trasporto”, ai fini statistici, nel caso in cui abbiano realizzato o prevedano di realizzare un valore annuo di spedizioni/arrivi superiore a 20 milioni di euro. Le clausole Incoterms da riportare nei modelli INTRASTAT sono indicate nella Tabella D (“Condizioni di consegna”), allegata alle istruzioni per l’uso e la compilazione dei modelli.
I suddetti termini devono, quindi, essere indicati rispettivamente:

  • nella colonna 10 del modello INTRA 1-bis, relativo alle cessioni intracomunitarie;
  • nella colonna 11 del modello INTRA 2-bis, relativo agli acquisti intracomunitari.

Esportazioni

La rilevanza degli incoterms nelle operazioni doganali va oltre gli aspetti contrattuali sopra descritti. Ai fini doganali, le condizioni e il luogo di consegna delle merci indicato in fattura servono per ripartire le spese di trasporto, assicurazione e accessorie che entrano a far parte del valore in dogana, da determinare con riferimento al luogo di ingresso nel territorio doganale della UE, sulla base delle norme previste dal Codice doganale comunitario (articolo 29, Regolamento CEn. 2913/1992) e successive modifiche. Le condizioni di consegna, mediante utilizzo delle clausole Incoterms, sono rilevate nella casella 20 del DAU (Documento amministrativo unico), ai fini delle esportazioni doganali. La casella 20, composta da tre suddivisioni, deve essere compilata sulla base delle istruzioni e dei codici di compilazione delle dichiarazioni doganali.

Le tre sezioni della casella 20 del DAU sono le seguenti:

  • Sezione I – in cui inserire il codice Incoterm delle condizioni di consegna pattuite tra le parti.
  • Sezione II – in cui indicare il luogo di consegna convenuto.
  • Sezione III – in cui indicare i codici: 1) se il luogo di consegna della merce si trova nel territorio doganale italiano; 2) se il luogo di consegna della merce si trova nel territorio doganale di uno Stato membro UE; 3) se il luogo di consegna della merce si trova nel territorio doganale di uno Stato extra-UE.

Nelle cessioni all’esportazione, se il trasporto è curato dal cessionario o committente (vale a dire, sono state pattuite clausole Incoterms del gruppo E o F, fatta eccezione per la clausola FOB), il trasporto dei beni al di fuori del territorio della UE deve avvenire entro il termine di 90 giorni dalla consegna per poter beneficiare del regime di non imponibilità IVA di cui all’art. 8 co. 1 lett. b) del DPR 633/72. Considerato che la previsione di un termine di 90 giorni non è espressamente contemplata dalla normativa comunitaria ma demandata agli Stati membri (cfr. Corte di Giustizia UE 19.12.2013, causa C-563/12), è stato riconosciuto la non imponibilità IVA anche per le cessioni con uscita dei beni dal territorio della UE dopo il termine di 90 giorni, purché sia fornita la prova dell’avvenuta esportazione (cfr. ris. 98/E/2014). Il luogo di ingresso delle merci nell’Unione Europea è individuato dalle Disposizioni di attuazione del codice doganale (articolo 163, Regolamento CE n. 2454/1993) in base alla modalità di trasporto utilizzata e indica il confine fisico in relazione al quale va determinato il valore delle merci di provenienza extracomunitaria. In particolare, la normativa prevede che al prezzo dei beni importati, che comunemente coincide con il prezzo fatturato, vadano aggiunte le spese di trasporto fino al luogo d’introduzione delle merci nel territorio doganale della Comunità, in modo da includere nel valore imponibile solo quelle sostenute nella tratta estera. Il valore imponibile per l’applicazione del dazio e di eventuali altri tributi (accise, tasse portuali) o diritti accessori (come il magazzinaggio), include, quindi, la quota di trasporto sino al luogo di ingresso delle merci nella Comunità. Il valore imponibile per l’applicazione dell’Iva all’importazione coincide con lo stesso valore doganale imponibile, addizionato dei diritti doganali dovuti e delle spese di trasporto dal luogo di entrata nella Comunità fino a quello di destinazione all’interno di essa (articolo 69, DPR n. 633/72). Questi costi sono indicati nella casella 12 del DAU, e possono assumere un valore positivo, cioè da sommare al prezzo fatturato, se le spese di trasporto, assicurazione e altre sostenute fino al luogo di introduzione nel territorio doganale comunitario, non sono già comprese nel prezzo della fattura, o un valore negativo, cioè da sottrarre al prezzo fatturato, se le spese di consegna sostenute dal luogo di introduzione nel territorio doganale comunitario fino al luogo di destinazione, sono già comprese nel prezzo della fattura.

 

 

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